Guide · Famiglie
Viviamo insieme ma non siamo sposati: che cosa succede quando uno di noi muore?
È la sorpresa più grande e più dolorosa per le coppie straniere non sposate. In Portogallo, Spagna, Italia e Francia il partner non sposato, di regola, non è erede legittimo, per quanti anni abbiate vissuto insieme: l'eredità passa per legge ai figli o ad altri parenti, e chi sopravvive può restare senza nulla dei beni propri del defunto, a meno che un testamento (e la giusta pianificazione) non lo preveda. La soluzione esiste, ma va messa in atto finché siete entrambi in vita.
Perché tante coppie si sbagliano
In Inghilterra e in molti paesi di common law si dà per scontato che i partner di lunga data siano tutelati, o che esista un «matrimonio di fatto» con gli effetti del matrimonio. In larga misura non esiste, e all'estero il divario è maggiore. Nei paesi di diritto civile dove siete andati in pensione o avete comprato casa, il diritto successorio è costruito sul matrimonio e sulla parentela. Il convivente resta, di regola, del tutto fuori dall'elenco degli eredi legittimi. Così, quando uno dei due muore:
- la sua quota della casa e i suoi conti passano ai figli, ai genitori o ad altri parenti secondo le regole, e non automaticamente a chi sopravvive;
- chi sopravvive può non avere alcun diritto sui beni propri del defunto;
- e l'imposta può essere più pesante: in alcuni paesi il partner non sposato né registrato paga l'aliquota più alta, quella che i familiari stretti evitano. (In Portogallo il partner di una união de facto riconosciuta è esente dall'imposta di bollo, come il coniuge, ma ha comunque bisogno di un testamento per ereditare.)
Cambia da paese a paese, e nulla è automatico
Ogni paese tratta la convivenza in modo diverso, e le tutele sono al massimo parziali; ma in nessuno di essi il solo fatto di vivere insieme rende l'uno erede dell'altro:
- Portogallo, união de facto (legge 7/2001): uno status riconosciuto dopo due anni, che dà a chi sopravvive alcune tutele (soprattutto sulla casa familiare e, in alcuni casi, una pensione di reversibilità), ma non la qualità di erede. Serve comunque un testamento per lasciargli i suoi beni; e, a differenza di altri paesi, il partner riconosciuto non paga l'imposta di bollo portoghese su ciò che il testamento gli lascia.
- Spagna, pareja de hecho: le regole sono regionali. Secondo il Codice civile comune il partner non è erede; ma la Catalogna (e alcune altre regioni) danno al partner registrato o stabile diritti vicini a quelli del coniuge. Decide la regione, e va verificata.
- Italia, convivenza di fatto (legge 76/2016, la legge «Cirinnà»): dà ai conviventi alcuni diritti, in particolare sulla casa comune, ma non una quota dell'eredità. L'unione civile registrata (riservata alle coppie dello stesso sesso) è trattata come il matrimonio; la semplice convivenza no. Serve un testamento.
- Francia, PACS: un'unione civile con veri vantaggi fiscali per chi sopravvive ma che, da sola, non rende il partner erede: la legge francese continua a far passare l'eredità ai figli o ad altri parenti, a meno che un testamento (e la giusta pianificazione) non disponga diversamente.
La posizione onesta è quindi la stessa in tutti e quattro: non contate solo sullo status di convivenza. (Il dettaglio regionale e di ciascuno status in Spagna, Italia e Francia viene confermato per la vostra situazione concreta.)
Che cosa tutela chi sopravvive
Due strumenti, usati insieme, di solito risolvono: un testamento che lasci al partner ciò che desiderate (entro i limiti della legittima, oppure scegliendo la legge della vostra cittadinanza ai sensi del Regolamento europeo sulle successioni per ampliare ciò che è possibile), e un'organizzazione della casa o dei beni che dia sicurezza a chi sopravvive. Le coppie sposate hanno una tutela automatica molto più forte; per alcune coppie il matrimonio stesso fa parte della risposta. Il punto essenziale è semplicemente questo: va fatto in anticipo.